22 febbraio 2008

Alita Battle Angel di Yukito Kishiro


Cyberpunk. Se volessimo riassumere tutto in una parola, Alita Battle Angel è il cyberpunk allo stato dell’arte, nella sua forma più impura e barocca, più commovente e violenta, più profonda ed esaltante. Leggete il fumetto, e troverete azione, sangue, esplosioni, robot giganti, Kattivi degni di questo nome, ma anche poesia, dolcezza, momenti commoventi, e numerosi spunti di riflessione tutt’altro che banali.

Alita Battle Angel riunisce in sé molti stereotipi di genere, ma li supera tutti, fondendoli in un affresco fantascientifico meraviglioso e terribile, con appropriati e colti riferimenti scientifici, letterari e religiosi, ma soprattutto con una grandissima sensibilità umana e una profondità che oserei definire “filosofica”.
L’ambientazione è puro cyberpunk da manuale. Sopra la Città Discarica incombe nella sua liscia e geometrica perfezione la mole di Tiphares (Salem nella versione italiana), enorme struttura sospesa, stranamente appesa a un immenso pilastro che si perde delle profondità del cielo, oltre le nubi più alte. Nell’olimpo di Tiphares vivono nel lusso e nella tranquillità persone di “razza superiore”, che guardano ai “surface dwellers” come a una massa di cyber-pezzenti non più rispettabili di vermi. All’ombra di questa città di stronzi, separati da essa da un pilastro spezzato da due secoli, uomini e cyborg miserabili sopravvivono nel degrado e nella violenza, sfruttati dai brutali scagnozzi delle Fabbriche e sottoposti all’arbitrio dei criminali e dei prepotenti. Tutt’attorno, un deserto alla Ken Shiro popolato da banditi spietati e giganteschi cyborg ribelli.
In mezzo allo squallido abitato, proprio sotto Tiphares, laddove un tempo esisteva il pilastro che la collegava al suolo, adesso si innalza una vera e propria montagna di rifiuti, lasciati cadere regolarmente dai tiphareani. In mezzo a tutto quel rusco, Ido, un geniale cyber-dottore, trova quello che apparentemente sembra solo un troncone di un manichino rotto, di cui restano solo la testa e una parte di busto. In realtà questi patetici resti sono ciò che rimane di un cyborg avanzatissimo, e dentro la testolina da bambola si nasconde un vero cervello umano ancora vivente: quello di Alita.
Restaurata dal dottor Ido con un corpicino da adolescente, la nostra Alita cresce, sogna e impara ad amare come una novella “pinocchia”; ma a differenza del burattino, la nostra adorabile eroina si rende conto che nonostante il suo corpo sia artificiale, lei rimane un essere umano al 100%. Benchè abbia perso la memoria, Alita scopre pian piano di possedere stupefacenti abilità belliche – una tecnica di combattimento per cyborg chiamata Panzer Kunst – e inizierà a combattere contro i pericolosi cyber-pazzoidi che infestano la sua città. Più combatte, più uccide e più le tornano in mente frammenti del suo oscuro passato, e più scopre di dominare il Panzer Kunst. Nel frattempo impara a conoscere l’ingiustizia del suo mondo, ma anche il calore dell’amicizia e dell’amore, e combatterà come una furia per difendere quello che considera il suo mondo e i suoi affetti.
Diventerà Warrior Hunter, poi campionessa di sport gladiatorali, poi ribelle, infine agente “sintonizzata” di Tiphares, cambiando diverse volte corpo – ma sempre con graziose e atletiche forme femminili- e affrontando nemici sempre più potenti e titanici, alcuni spregevoli, altri eroici, alcuni folli e sadici, altri tormentati e ambigui, ma tutti umanissimi nonostante i corpi robotici, e umanamente fragili al di sotto della maschera terribile che hanno indossato. Un nemico dopo l’altro, un campo di battaglia dopo l’altro, Alita è costretta a viaggiare continuamente, sempre alla ricerca di sé stessa, sempre sforzandosi di capire qualcosa di più sulle sue origini, sul senso della sua esistenza, sul suo rapporto con l’umano e il disumano, e in ultima analisi cercando di rispondere a una domanda che noi non ci facciamo mai, perchè crediamo di conoscere la risposta, e che invece dovremmo imparare a considerare.
Io sono un essere umano?
Nel mondo di Alita ci sono persone che hanno il corpo robotico e il cervello umano; altre hanno un corpo umano e un microchip al posto del cervello. Quale dei due è più umano? Alcuni con le nanotecnologie sono diventati immortali e potenti quasi come dei, mentre altri, seguendo la propria rabbia inestinguibile, si sono creati corpi giganteschi e mostruosi; ci sono miserabili cyborg che, rimasti senza braccia e senza gambe, continuano a strisciare verso il sogno di un futuro migliore, e ci sono raffinati signori senza una sola unghia artificiale che vivono come schiavi di un sistema che non riescono minimamente a mettere in discussione. Quale di questi è più umano?
A prezzo di gravi sacrifici e terribili sofferenze, Alita scopre infine che non è l’origine biologica, ne’ il DNA, ne’ la composizione del corpo, ne’ la presenza o meno di un cervello, a definire un essere umano. Cos’è allora? Forse la capacità di amare senza chiedere nulla in cambio, di credere in qualcosa senza prove, di seguire la propria strada nonostante tutto e tutti, di sacrificare tutto per un ideale…queste sono alcune delle risposte che di volta in volta Alita trova e interiorizza.

Di Alita Battle Angel esiste un fumetto che non troverete da nessuna parte, è introvabile, ma si può trovare solo in inglese, riprodotto interamente su Youtube. Un Anime abbastanza fedele si può facilmente scaricare da Internet, ma riproduce solo una minima parte delle avventure della nostra Alita. Un ultimo avvertimento: il finale del fumetto è una grandissima sciocchezzuola, che fa cadere le nocciole per terra e sembra sprostituire tutto il lavoro precedente. In realtà è stato raffazzonato rapidamente perché l’autore era gravemente malato e si pensava potesse morire. Anni dopo ha ripreso il suo vecchio soggetto e ha creato una nuova serie – Alita Last Order, in edicola negli ultimi anni – che ricomincia prima del vecchio finale, dal punto in cui Alita veniva semidistrutta dal suo arcinemico in un attentato esplosivo, creando una storia alternativa che si protrae per almeno 20 episodi con ampi flashback. La qualità della trama non è eccelsa, sembra un po’ più “vuoto” della vecchia serie, ma vale lo stesso la pena leggerlo.

3 commenti:

Marina ha detto...

guarda che potevi sparolacciare tranquillo............... comunque lo leggerò! bella recensiona

Mattia ha detto...

questa è probabilmente una delle migliori recensioni del blog!!! complimenti!!!

Francesco ha detto...

Alita è uno dei miei fumetti preferiti! Ho letto tutta la prima serie da mio fratello, e colleziono l'attuale Last Order, anche se i suoi numeri escono di rado e con discontinuità :(
Adoro Alita, l'eroina con la "bocca a pollo"!