7 ottobre 2012

Un nome, una garanzia

A ciascun nome corrisponde un significato, e fin qui tutto bene. Senza dimenticare che il nome che ti becchi alla nascita te lo porti dietro per un bel po' di tempo. Ti piaccia o meno, il nome ti contraddistingue: se sei in mezzo a cinquanta persone e qualcuno urla il tuo nome è più o meno statisticamente provato che a girarti sarai solo te, o al massimo sarete in due. Il nome ti perseguita e allo stesso tempo ti definisce come individuo nella società. E' inserito in centinaia di documenti, in migliaia di post da social network e sta nei server; fa da firma ai tuoi quadri, alle tue lettere amorose, è salvato in una moltitudine di rubriche telefoniche e magari qualcuno arriverà pure a tatuarselo addosso. Tu sei il tuo nome, e la scelta del nome è di fondamentale importanza. Ma ad avere l'enorme responsabilità di definire il tuo essere non sei tu, minuscolo feto in ammollo, ma i tuoi genitori.
E' per questo che dopo lunghe ed estenuati riflessioni, ho deciso che mio figlio lo chiamerò Rambo.
In realtà Rambo sarebbe la mia seconda scelta, ma so già che lo stronzo all'anagrafe mi pianterebbe un casino se gli proponessi “T-800”, perché ancora non sono molto pratici con i numeri, e c'è pure il trattino. Ma cazzo, mio figlio diventerebbe tosto come un Terminator e in caso di guerra nucleare o ribellione delle macchine combatterebbe dalla nostra parte e si sacrificherebbe per il bene dell'umanità intera. Però, Rambo non è malaccio, è un nome cazzuto, potente, che incute un certo timore reverenziale. E John Rambo è un eroe generazionale, non dico proprio della mia generazione, ma quasi. Chi non lo conosce? E' un nome famoso, che tutti hanno sentito una volta nella vita, ma che nessuno (e non riesco a spiegarmi perché) ancora ha adottato. E' unico, come sarà mio figlio. Perché è di questo che la nostra società ha bisogno: gente unica. Basta con i Mario, gli Alessandro e i Francesco, ne è pieno il mondo. E basta anche con i nomi religiosi, che vabbè essere fedeli ad un retaggio, ma siamo nel ventesimo secolo, l'era della globalizzazione, della rete, dei mass media. Se ci tieni anche solo quel minimo, il tuo erede non lo chiami Cristiano, lo chiami Christian; e scordati anche Tommaso, Davide e Daniele: molto meglio Thomas, David e Daniel - o Dennis che tira di più. Così gli metti nel sangue quel pizzico di anglofilia che nel terzo millennio gli aprirà molte porte, e magari dovrà pure studiare meno.
Certo, io parlo così perché voglio che il mio Rambo cresca forte e fiero, un duro insomma, ma se un padre desiderasse per il proprio figlio un futuro di successo, allora consiglierei di puntare sui nomi di personaggi famosi, chessò di calciatori, o cantanti, o attori. Non è detto che funzioni sempre, lo so. E' una strada già sperimentata, e nonostante Maradona, i Beatles e Titanic siano dei brand coi controcazzi, ahimè, non sono sinonimo di certezza. Forse Harry Potter oggi ha qualche chance in più. Non ci metterei la mano sul fuoco, ma non si sa mai: Ron, che si fa Hermione, potrebbe funzionare, ma non sia mai che finisca invece a cantare “vorrei incontrarti fra cent'anni” in qualche sagra di paese.
Di certo qualcosa negli uffici anagrafe sta cambiando e la prova sta nel fatto che certe barzellette non fanno più ridere. Gli scaffali si riempiono di faldoni che raccolgono nuovi nomi, e alle etichette “nomi noiosi” e “nomi gay” (quelli composti, stile Piergiorgio, Pierangelo, Tommaso Maria ecc...), si è aggiunta quella dei “nomi fichi” - e i nomi fichi possono darli solo genitori fichi. Totti e consorte (tra le prime ad essere graziata da un nome fico), non a caso, hanno chiamato la figlioletta Chanel. Meraviglioso! - anche se personalmente sarei andato più sull'italiano Scianel perché ritengo che sia comunque giusto mantenere un contatto con le proprie radici. Chanel Totti sarà la calciatrice più talentuosa e profumata in campo, e con la mamma letterina non sbaglierà un congiuntivo. E chi sta già a preoccuparsi per gli sfottò che incontrerà nella sua vita, non ha capito un cavolo. Chanel è un nome importante, è il nome di un profumo che la metà di voi non si può nemmeno permettere se non nei campioncini prova del supermercato, per cui sedetevi pure in un angolo e piangete.
A superare tutti in figaggine è stata però la coppia Paltrow – Martin. Se è vero che le tre mele che hanno cambiato la storia sono la mela di Eva, di Newton e di Steve Jobs, come non puntare su quella che più di tutte ha contato qualcosa e chiamare la propria primogenita Apple? Il secondo si chiama Moses, Mosé, ma confido che il terzo si chiamerà iPhone.
La strada è così segnata. Seguite il mio consiglio: fatevi due conti in tasca e soprattutto pensate al futuro dei vostri figli. Sappiate anche che se saranno delle mammolette il mio Rambo spaccherà loro il culo.
Ps: Non cadete nella trappola di chiamare vostro figlio Bieber, quella sarebbe per lui la più terribile delle condanne.

Per darvi una mano ecco una lista di nomi che funzionano per i maschietti:
Mirko, Alex, Axel, Sebastian, Nicholas, Dylan, Erik, Kevin, Chris, Zuckerberg, Will, Obama, Steven, Damien, Kenny, Homer, Harry, Jedi, Lucky Strike, Costantine.
E per le femminucce:
Mirka, Alexia, Megan Fox, Stefany, Gessika, Abigail, Coco, Ester, Dior, Naomi, Noemi, Kate, Helena, Cloe, Zoe, Chris, Liza, Hilary, Natalie, Hannah Montana.



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